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Pubblicità delle udienze penali fra ordinamento interno e CEDU

1 Gennaio 2017, Federica Dallabona
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La pubblicità delle udienze è principio cardine in un sistema processuale di matrice accusatoria, senza il quale anche i princìpi dell’oralità, dell’immediatezza e del contraddittorio nella formazione della prova perderebbero parte del loro valore epistemologico.

Infatti, in un ordinamento giuridico democratico, com’è quello italiano, l’apertura dell’aula di udienza alla collettività dovrebbe essere ciò che si verifica di regola, per consentire un controllo diffuso sull’operato della giustizia.

Invero, i soli princìpi sopra citati (oralità, immediatezza e contraddittorio nella formazione della prova) non rappresentano una garanzia piena rispetto a un esito del processo che sia il più vicino possibile alla verità, se a nessuno viene data almeno la possibilità di poter prendere visione dell’andamento del processo stesso, potendo in questo modo valutare la conformità al diritto degli atti ivi compiuti dagli operatori giudiziari.

 (vai alla tesi di laurea in formato pdf della d.ssa Federica Dallabona)

 

 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRENTO

Facoltà di Giurisprudenza
Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza

Laureanda: Federica Dallabona

Relatore:
Prof. Marcello Luigi Busetto

Anno Accademico 2016/2017


“L’accusatore per primo e l’imputato per secondo intervengano con un solo discorso; [...] inizi l’istruttoria, con una analisi adeguata dei fatti esposti. Tutti i cittadini [...] ascoltino con attenzione”.

PLATONE, Le leggi, IX, 855 d, p. 757

INDICE in calce

 

La pubblicità delle udienze penali rappresenta un tema spesso sottovalutato nel dibattito giuridico, soprattutto in ambito processualpenalistico.

In realtà, si tratta di un principio cardine in un sistema processuale di matrice accusatoria, senza il quale anche i princìpi dell’oralità, dell’immediatezza e del contraddittorio nella formazione della prova perderebbero parte del loro valore epistemologico. Infatti, in un ordinamento giuridico democratico, com’è quello italiano, l’apertura dell’aula di udienza alla collettività dovrebbe essere ciò che si verifica di regola, per consentire un controllo diffuso sull’operato della giustizia. Invero, i soli princìpi sopra citati (oralità, immediatezza e contraddittorio nella formazione della prova) non rappresentano una garanzia piena rispetto a un esito del processo che sia il più vicino possibile alla verità, se a nessuno viene data almeno la possibilità di poter prendere visione dell’andamento del processo stesso, potendo in questo modo valutare la conformità al diritto degli atti ivi compiuti dagli operatori giudiziari.

È proprio per questa importanza che riveste il principio di pubblicità delle udienze penali che si è scelto di intraprendere un lavoro di comprensione del principio stesso, sia per come esso viene inteso nell’ordinamento penale interno, sia per come è proposto a livello sovranazionale, in special modo prendendo a riferimento il public hearing individuato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

L’idea di dedicare il presente lavoro di tesi al principio di pubblicità delle udienze penali, infatti, nasce dall’impatto che alcune recenti pronunce di condanna della Corte di Strasburgo nei confronti dell’Italia, per la violazione dell’art. 6 § 1 delle Convenzione europea dei diritti umani, hanno avuto sull’ordinamento interno. A seguito di esse, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità (in base all’art. 117 Cost. e all’articolo 6 C.e.d.u., in quanto parametro “interposto”, sulla scorta dei dettami ricavabili dalle note “sentenze gemelle” del 2007) di varie disposizioni interne. Si è trattato di sentenze che, lungi dal limitarsi a incidere sulle singole tipologie procedimentali di volta in volta considerate, hanno in certo qual modo rivoluzionato l’intero “sistema pubblicitario” ricavabile dalla disciplina del codice. Proprio per questa ragione è parso opportuno dedicare all’argomento la dovuta attenzione e impegnarsi in una ricostruzione complessiva della materia.

Per riuscire nell’intento si è dapprima provato a esaminare la disciplina del principio di pubblicità delle udienze prevista a livello di normativa interna, sia costituzionale, sia ordinaria.

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Il lavoro si apre con un breve excursus storico volto a inquadrare la genesi, lo sviluppo e la ratio del principio in questione (Cap. I, sez. I). Si è così potuto vedere che l’esigenza del popolo di partecipare come pubblico durante losvolgimento di un processo penale presenta radici ben profonde nella storia dell’umanità; inoltre, si è riusciti a stabilire, sempre attraverso una rapida ricerca storica, che tale esigenza deriva dalla necessità, avvertita dalla collettività tutta, di operare un controllo circa la corretta amministrazione della giustizia.

Di questi dati si è successivamente cercata conferma all’interno delle disposizioni dei vari codici di procedura penale che si sono susseguiti nel
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tempo, dal codice postunitario fino al codice Rocco. In questo frangente si è infatti notato come la partecipazione del popolo in qualità di pubblico sia stata regolamentata differentemente in base alla forma di governo instaurata durante la vigenza di un determinato testo normativo. Nello specifico, si è potuto vedere come il codice postunitario avesse previsto norme più favorevoli a un’apertura dell’aula di udienza al pubblico, proprio per aumentare la fiducia nei tribunali tramite la creazione di una giustizia trasparente, mentre durante il periodo fascista, in perfetta linea con i regimi totalitari, la disciplina del principio di pubblicità fu rivisitata in modo tale da rendere più facile la celebrazione di processi a porte chiuse.

Una volta esaminata la storia di questo principio, si è poi ritenuto d’uopo provare a comprendere il ruolo odierno del canone della pubblicità delle udienze. Per fare ciò, si è partiti dall’esame delle norme costituzionali, in particolare dell’articolo 101, primo comma, della Costituzione, norma dalla quale, fino all’emanazione delle “sentenze gemelle” della Corte costituzionale del 2007, per consolidata giurisprudenza, si è fatto discendere, come principio costituzionale implicito, proprio il principio di pubblicità delle udienze penali.

Dopo aver cercato di comprendere le ragioni (esplicate nei Lavori preparatori della Costituzione) della mancata previsione costituzionale del principio in oggetto, legate per lo più a una logica tendente a non appesantire il testo costituzionale con la previsione di princìpi la cui presenza negli ordinamenti democratici era ormai ritenuta assodata, anche in seguito alla modifica dell’art. 111 Cost., dedicato al “giusto processo”, il lavoro è proseguito a livello di legislazione ordinaria.

Così, l’attenzione si è spostata sulle norme del codice di procedura penale del 1988 (e successive modifiche) relative alla disciplina dell’accesso all’aula di udienza da parte del pubblico: artt. 471 ss. c.p.p. (Cap. I, sez, II). Dall’analisi delle disposizioni codicistiche si è potuto infatti comprendere finalmente l’assetto del principio di pubblicità delle udienze, quando ancora non era stato interpolato da alcune sentenze di illegittimità costituzionale, le quali, come si è analizzato in successivamente (v. Cap. III), seguendo un ordine cronologico, sulla scorta dei dettami contenuti nelle già citate “sentenze gemelle” del 2007 che hanno assegnato alla C.e.d.u. (rectius, alla giurisprudenza di Strasburgo) valore di fonte sub-costituzionale (o parametro interposto), hanno modificato il sistema pubblicitario bipartito pensato dal legislatore del 1988, introducendo nell’ordinamento nazionale l’istituto della “pubblicità su richiesta” di matrice europea.

Nel Capitolo I, così, si ritrova l’analisi delle norme relative alla partecipazione del pubblico alle udienze penali. Nello specifico è stato indagato il sistema bipartito di cui si è fatto riferimento poco sopra, sistema che comunque ancora oggi vige, anche se accanto è stato innestato il meccanismo della “pubblicità su richiesta”, per determinati procedimenti (v. Cap. III e Cap. IV).

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Il codice del 1988, infatti, aveva previsto un sistema di udienze pubbliche (le udienze dibattimentali, artt. 471 ss. c.p.p.) e di udienze non pubbliche (la camera di consiglio, art. 127 c.p.p.), individuate dalle singole disposizioni di legge aprioristicamente, secondo il principio di legalità processuale.
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Nel caso delle udienze pubbliche, inoltre, erano state (e sono) previste delle eccezioni tassative (art. 472 c.p.p.) alla regola della pubblicità, al ricorrere delle quali è consentito procedere a porte chiuse, poiché l’interesse a una trasparente amministrazione della giustizia, proprio per la particolarità di quei casi, dovrebbe soccombere per consentire all’ordinamento di tutelare, attraverso l’esclusione del pubblico, interessi altrettanto importanti, ritenendo doveroso, in un’ottica di bilanciamento, riservare ad essi tale protezione in quelle particolari e determinate circostanze. In poche parole, tali eccezioni alla regola generale della pubblicità delle udienze dibattimentali, erano (e sono) giustificate (e giustificabili) in quanto preposte alla tutela di interessi di alto rango che non possono che essere protetti, in particolari casi, unicamente tramite la rinuncia a un pubblico processo (o a parte di esso).

Una volta giustificato l’assetto del principio di pubblicità delle udienze penali dal punto di vista dell’ordinamento interno, si è proceduto con l’analisi della disciplina relativa al public hearing, così come propugnata dalla Corte di Strasburgo sulla scorta del disposto normativo contenuto all’art. 6 § 1 C.e.d.u. (Cap. II).

Anche questo è stato un passo obbligato all’interno del presente lavoro, poiché, senza una visione globale anche dal punto di vista del diritto convenzionale sul tema della pubblicità del processo, non si sarebbe potuti giungere alla formulazione delle considerazioni finali relative al sistema pubblicitario complessivo risultante dalla compenetrazione tra l’ordinamentointerno e l’ordinamento convenzionale.

In questa sede si sono soprattutto potute notare le differenze tra la struttura del principio di pubblicità delle udienze penali convenzionale e domestico.

Innanzitutto, nel presentare il modello pubblicitario di matrice europea è stato evidenziato come, a differenza dell’ordinamento interno, nella C.e.d.u. sia esplicitamente previsto come regola generale il canone della pubblicità dei processi, seppur corredato da eccezioni sia tipiche sia di matrice giurisprudenziale.

Proseguendo nell’analisi di tale modello, si sono dapprima vagliate le eccezioni tipiche specificamente previste all’art. 6 § 1 C.e.d.u., per poi proseguire in una più attenta analisi relativa alle eccezioni di matrice giurisprudenziale, individuate sulla scorta dell’ampia formula contenuta nell’ultima parte dell’art. 6 § 1 C.e.d.u., la quale legittima proprio la possibilità di rinunciare alla pubblicità del processo in casi non predeterminati, ossia “quando in circostanze speciali la pubblicità può ledere gli interessi della giustizia”. Così, dall’analisi di diverse pronunce della Corte e.d.u., si sono potute isolare due situazioni che frequentemente venivano fatte rientrare nel novero delle eccezioni alla regola generale della pubblicità sulla scorta dell’ampia formula sopra richiamata. Queste due situazioni si riferiscono a: i. casi in cui è in gioco la riservatezza di terze persone e, ii. quando nel processo si debbano trattare esclusivamente questioni tecnico-giuridiche.

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Si è poi rilevata una specificità del modello europeo. Il riferimento va a un elemento contro-eccezionale, individuato dalla giurisprudenza di Strasburgo, il quale, se caratterizza il processo in questione, è in grado di ridonare vigore alla regola della pubblicità, nonostante la presenza di situazioni che
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legittimerebbero il regime derogatorio. Questo elemento che funge da contro- eccezione è l’“alta posta in gioco”, ossia la possibilità che, all’esito di quel procedimento, venga intaccato un bene primario dell’individuo.

Una volta sottolineate le divergenze tra il modello pubblicitario domestico e quello europeo (tramite la descrizione del modello stesso) si è cercato di comprendere come tali differenze si siano rivelate fondamentali per affrontare criticamente il tema relativo alla “importazione dei canoni europei”, nel sistema interno, avvenuto a opera della Corte costituzionale tramite pronunce c.d. additive, basate sulle condanne provenienti da Strasburgo in tema di pubblicità delle udienze.

È proprio questo, infatti, il punto chiave affrontato nel Capitolo III del presente lavoro. In questa sede, infatti, si è voluto procedere alla disamina delle più recenti decisioni emanate dalla Corte di Strasburgo, tramite le quali l’Italia, a partire dal caso Bocellari-Rizza, è stata condannata per violazione dell’art. 6 § 1 C.e.d.u., in relazione a specifici procedimenti giudiziari per i quali la disciplina nazionale non prevedeva la possibilità di una loro celebrazione pubblica. Così, sulla scorta di tali decisioni, la Corte costituzionale, chiamata poi a pronunciarsi sulla legittimità (ex art. 117 Cost. in combinato disposto con l’art. 6 § 1 C.e.d.u., secondo la regola indicata nelle “sentenze gemelle” del 2007) delle disposizioni processuali di volta in volta individuate, è arrivata a modificare l’assetto della pubblicità delle udienze di alcuni procedimenti, pensato nel 1988.

In particolare, ci si è dapprima soffermati sul procedimento di prevenzione e su quello per l’applicazione delle misure di sicurezza, oggetto dei primi interventi della Corte costituzionale a seguito di specifiche pronunce di condanna provenienti da Strasburgo (sentenze n. 93 del 2010 e 135 del 2014); ci si è poi occupati – data la contiguità della materia – del procedimento per l’irrogazione di sanzioni amministrative davanti alla CONSOB (Corte cost., sentenza n. 135 del 2014); infine le sentenze più recenti, relative al procedimento di sorveglianza e alla opposizione alla confisca (nn. 97 e 109 del 2015). Nella trattazione è stato anche dato specifico risalto ai casi in cui la Consulta ha rigettato le questioni (giudizio di legittimità del procedimento di prevenzione: sentenza n. 80 del 2011; riparazione per l’ingiusta detenzione: sentenza n. 214 del 2013).

 

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Si è potuto notare, così, che in tutti i casi nei quali ha ravvisato l’illegittimità costituzionale della disciplina interna che prevedeva la mera celebrazione camerale della causa, la Corte costituzionale ha introdotto un nuovo schema pubblicitario (da riferire ovviamente ai soli procedimenti colpiti dalla pronuncia) basato sulla “pubblicità su richiesta” di derivazione convenzionale.

Una volta compiute queste osservazioni in merito all’evoluzione della disciplina relativa al principio di pubblicità in Italia, è arrivato il momento di “tirare le somme” di tutto il discorso, giungendo finalmente al cuore del lavoro. Nel capitolo conclusivo si sono infatti affrontate tutte le problematiche nate in seguito ai recenti interventi della Corte costituzionale (e del legislatore per quanto riguarda il caso del procedimento di prevenzione) sull’assetto del principio di pubblicità delle udienze.

È in questa sede, infatti, che ci si è occupati di tratteggiare le ricadute delle sentenze costituzionali sull’impianto sistematico complessivo. In sostanza, si è assistito alla introduzione di un nuovo, inedito schema pubblicitario: quello
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INTRODUZIONE
del processo celebrato “nelle forme dell’udienza pubblica”; si tratta di una sorta di modello intermedio, di pubblicità “su richiesta” che viene a inserirsi nel quadro dei meccanismi codicistici (modello dibattimentale, giudizio abbreviato, rito camerale), apportando significative complicazioni e non pochi problemi, pure sul piano applicativo. Di questi ultimi si è cercato di dare conto nella parte finale del lavoro, pur trattandosi di una materia che ancora attende una compiuta elaborazione dogmatica e dottrinale.

Infine, come sbocco naturale di questo lavoro, dopo aver analizzato le proposte di riforma del sistema così creato dalla Corte costituzionale, avanzate da parte della dottrina, le quali sembrano però riproporre ancora qualche difetto presente nelle stesse sentenze additive della Consulta concernente l’adattamento della normativa interna a quella convenzionale, si è cercato di propugnare uno schema di revisione del sistema della pubblicità delle udienze che sia il più aderente possibile ai canoni del fair hearing provenienti da Strasburgo, nonché di agile applicazione. Tutto ciò, naturalmente, in una prospettiva pro futuro.

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INTRODUZIONE.................................................................................1

CAPITOLO I. IL REGIME DI PUBBLICITÀ DELLE UDIENZE NELL’ORDINAMENTO ITALIANO: RADICI COSTITUZIONALI E DISCIPLINA CODICISTICA.....................................................................................7

SEZIONE PRIMA: Fondamenti..........................................................7

1. La genesi, lo sviluppo e la ratio del principio di pubblicità delle udienze penali.......................................................................................7

2. L’evoluzione del principio di pubblicità delle udienze, dai codici postunitari al sistema del 1930......................................................11

3. Il principio di pubblicità delle udienze nei lavori preparatori della Costituzione.............................................................................15

4. La Costituzione e la giurisprudenza della Corte costituzionale.......17

5. Ancora sul fondamento costituzionale del principio di pubblicità delle udienze....................................................................................20

6. La riforma del “giusto processo”................................................22 SEZIONE SECONDA: Il sistema del codice........................................25

1. L’udienza e il dibattimento nell’impianto codicistico.......................25

2. Le udienze destinate alla celebrazione del dibattimento. La “pubblicità immediata” e i limiti individuali.......................................................28

3. I limiti collettivi........................................................................31 4. La “pubblicità mediata”............................................................33

5. Le udienze nei procedimenti in camera di consiglio. L’incidenteprobatorio.................................................................................36
6. L’udienza preliminare “ordinaria” e l’udienza preliminare come sede del giudizio abbreviato................................................................37

7. Il regime del principio di pubblicità delle udienze in due casi discussi. L’udienza di convalida dell’arresto in flagranza ai fini del contestuale giudizio direttissimo...................................................................42

8. (Segue). L’udienza del giudizio direttissimo trasformato in giudizioabbreviato................................................................................44

9. La pubblicazione della sentenza................................................45

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CAPITOLO II. IL PRINCIPIO DI PUBBLICITÀ DELLE UDIENZE NELLA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO..............................51

1. Il principio di pubblicità delle udienze nell’articolo 6 C.e.d.u.: brevipremesse.................................................................................51

2. L’ambito di applicazione del public hearing: il concetto di “materia penale”....................................................................................54

3. La struttura del public hearing...................................................58 4. Le eccezioni tipizzate dall’art. 6 § 1 C.e.d.u. Considerazioni

generali..................................................................................60

5. (Segue). Le singole eccezioni..................................................63

6. Le eccezioni enucleate dalla giurisprudenza di Strasburgo: considerazioni generali...............................................................67

7. Le singole eccezioni enucleate dalla giurisprudenza di Strasburgo...............................................................................69

8. La contro-eccezione dell’elevata posta in gioco............................74 9. La pubblicità come diritto disponibile..........................................77
CAPITOLO III. L’INFLUENZA DELLA GIURISPRUDENZA EUROPEA NELL’ORDINAMENTO ITALIANO.........................................................83

1. Brevi premesse sul ruolo della C.e.d.u. e delle sentenze della Corte e.d.u. nell’ordinamento interno.....................................................83

2. La sentenza “Bocellari-Rizza” della Corte europea e il procedimento diprevenzione..............................................................................87

3. La sentenza n. 93 del 2010 della Corte costituzionale sul procedimento di prevenzione.......................................................91

4. La sentenza n. 80 del 2011 della Corte costituzionale e il regime pubblicitario nel giudizio di legittimità.............................................94

5. La sentenza “Lorenzetti” della Corte europea e la riparazione per ingiusta detenzione....................................................................98

6. La sentenza n. 214 del 2013 della Corte costituzionale: negata la modifica della disciplina in materia di riparazione per l’ingiusta detenzione..............................................................................100

7. La sentenza n. 135 del 2014 della Corte costituzionale: il procedimento per l’applicazione delle misure di sicurezza...............105

8. La sentenza “Grande Stevens” della Corte europea e il procedimento sanzionatorio davanti alla Consob...............................................109

9. La sentenza n. 97 del 2015 della Corte costituzionale e la modifica del procedimento davanti al tribunale di sorveglianza...........................115

10. La sentenza n. 109 del 2015 della Corte costituzionale e la modifica del procedimento di opposizione in tema di confisca......................119

CAPITOLO IV. CONSIDERAZIONI FINALI: UN NUOVO ASSETTO SISTEMATICO NON PRIVO DI PROBLEMI...........................................125

1. Il quadro attuale: un sistema “a quattro binari”............................125

2. Il nuovo modello introdotto dalla Consulta: il processo “nelle forme dell’udienza pubblica”...............................................................130

3. Profili problematici................................................................133
4. Problemi irrisolti: la pubblicità delle udienze davanti alla Corte di cassazione.............................................................................138

5. Ancora sui giudizi di illegittimità costituzionale...........................142 6. Uno sguardo verso il futuro.....................................................148 7. Brevi riflessioni conclusive......................................................151

BIBLIOGRAFIA................................................................................155

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