18 Sep 2016

Il risarcimento del danno da infortunio sul lavoro: indenizzo INAIL, risarcimento del danno e danno biologico differenziale

Nicola Canestrini

Taggato: risarcimento del danno, danno biologico, danno differenziale, INAIL

Per danno differenziale si intende la differenza fra la somma corrisposta dall'INAIL a titolo di indennizzo e la somma che sarebbe spettata al lavoratore ove fossero state applicate le usuali tabelle di liquidazione del danno biologico (secondo il sistema cd. r.c., o dellaresponsabilità civile).

Speso accade che le società assicurative neghino il ristoro totale del danno subito dall'infortunato in quanto l'esborso dell'INAIL coprirebbe l'intero danno biologico (e l'INAIL tenta di sovente di esercitare la surroga in maniera errata, senza seguire i criteri ribaditi con sentenza 17407/16 della Cassazione civile  sul calcolo del danno differenziale).

Oltre che essere errata, l'interpretazione della normativa da parte delle assicurazioni (e dell'INAIL) riduce di molto le somme spettanti a lavoratore infortunato.

L'entità delle somme risulta infatti sostanzialmente diversa poiché i due modelli si ispirano a principi differenti:

- il modello INAIL si ispira ad un principio indennitario e pertanto non mira ad un totale ristoro del danno quanto a garantire un sostegno sociale all'infortunato; 

- il modello della responsabilità civile, per contro, mira ad un integrale risarcimento a favore del danneggiato volto, perlomeno in astratto, a ricostituire lo stato in cui questi si sarebbe trovato senza l'evento lesivo (1).

Com’è noto, l'entrata in vigore del d.l.vo 38/00 ha integralmente modificato il quadro di riferimento giurisprudenziale in tema di liquidazione del danno biologico in caso di infortunio sul lavoro.

L'art. 13 d.l.vo 38/00 riconduce infatti il danno biologico alla copertura assicurativa obbligatoria, prevedendo un'articolata serie di criteri di computo per la sua determinazione e liquidazione. 

L’erogazione prevista a carico dell'Inail, quale indennizzo del danno biologico, non copre tuttavia ogni pregiudizio che il danneggiato può subire a tale titolo.

Varie pronunce hanno affrontato l'argomento propendendo nettamente per l'ammissibilità del risarcimento per il danno cd. differenziale (è chiamato differenziale perchè copre la differenza fra quanto liquidato dall'INAIL e la somma invece spettante secondo il modello della responsabilità civile), anche in seguito all'entrata in vigore del D.Lgs n. 83 del 2000 (Trib. Pinerolo, 27 aprile 2004, Orient. Giur Lav. 2004, I, 462; Trib. Monza, sezione IV, 16 giugno 2005, n. 1828; Tar Lombardia, sezione II, 27 luglio 2005, n. 3438; Tribunale di Camerino, 19 luglio 2006, redazione Giuffrè 2006; Trib. Bassano del Grappa, 24 gennaio 2006, n. 59; Tribunale Treviso, 31 maggio 2006, Orient. giur. lav. 2006, 4 921; Trib. Vicenza, 4 gennaio 2007, n. 321).

Punto comune di tali sentenze consiste in una lettura costituzionalmente orientata del menzionato decreto il quale ha introdotto in materia di assicurazione sul lavoro la categoria di danno biologico.

I giudici hanno preso a riferimento il principio più volte sancito dalla Corte Costituzionale secondo cui la tutela del risarcimento alla salute deve essere integrale e non limitabile, per giungere appunto all'ammissibilità del risarcimento del danno differenziale.

Infatti, se si negasse tale ammissibilità, si giungerebbe ad un risultato assurdo e costituzionalmente illegittimo poiché si finirebbe per limitare in maniera ingiustificata il ristoro integrale del danno alla salute subita dal lavoratore.

In merito, si è osservato come il "nuovo" sistema indennitario Inail non può in alcun modo sacrificare o vanificare il diritto dell'assicurato ad ottenere l'integrale risarcimento del danno subito poiché in tal modo si violerebbe il precetto di cui all'art. 32 Costituzione che protegge il bene della salute umana (2).

Mentre il risarcimento del danno cd. biologico (danno alla salute) ha trovato ab origine il proprio riconoscimento nell’articolo 32 Cost., ed è tuttora finalizzato a risarcire il danno nella esatta misura in cui si è verificato, l'indennizzo Inail ha dato applicazione all’art 38 Cost., e risponde alla funzione sociale di garantire mezzi adeguati al lavoratore infortunato.

Inoltre, negare la possibilità di agire per il cd. danno biologico differenziale, comporterebbe una manifesta disparità di trattamento fra soggetti che abbiano subito un danno biologico in seguito ad infortunio sul lavoro - i quali non avrebbero diritto all'integrale risarcimento del danno - rispetto a tutti gli altri soggetti che abbiano subito un danneggiamento non riconducibile ad un'attività lavorativa (3).

Una volta accertata l’avventa corresponsione da parte dell’Inail di una rendita (a titolo di danno patrimoniale e a titolo di danno biologico), tanto è irrilevante il disposto dell’art. 13 d.l.vo 38/00 ai fini del calcolo del danno civilistico (essendo la norma scritta solo al fine specifico di determinare l’ammontare delle indennità di tipo previdenziale: v. supra), tanto deve essere irrilevante l’imputazione fatta dall’ente previdenziale delle somme erogate (purché all’interno delle voci di ristoro biologico e patrimoniale).

Occorre pertanto procedere alla determinazione del danno secondo i criteri ordinari, per poi effettuare un raffronto fra l’importo che ne risulta e l’ammontare delle prestazioni erogate dall’Inail, riconoscendo in favore del danneggiato l’eventuale differenza (così Cass. 25.05.04 n. 10035, ove è richiamato il disposto dell’art. 10 commi 6 e 7 d.P.R. 1124/65 ed è evidenziato che una diversa soluzione comporterebbe un ristoro al danneggiato superiore all’ammontare del danno effettivamente patito).

Pertanto, tenuto conto che l’Inail ha erogato una rendita riferita per una quota al danno biologico e per l’altra quota alle conseguenze patrimoniali dell’inabilità permanente, il raffronto deve essere operato non posta per posta, ma avuto riguardo all’ammontare complessivo dei rispettivi ristori.

Si deve tenere conto che vi sono voci di danno (danno morale e altre voci di danno non patrimoniale diverso dal biologico) che sono rimaste estranee alla copertura assicurativa, tenuto conto che nessuna novità ha apportato in merito alla disciplina previgente il d.l.vo 38/00.

È invero pacifico che l’Inail non risarcisce il danno morale né voci di danno non patrimoniale diverse dal danno biologico e quindi tali danni devono senza dubbio essere sottratti al conteggio da effettuarsi per accertare il cd. danno differenziale.

Pertanto le voci relative al danno morale e ad ogni danno non patrimoniale diverso dal biologico devono essere integralmente risarcite al danneggiato senza limitazione alcuna.

Da ciò consegue che si dovrà accertare il danno dell’infortunato nel complesso risarcibile, da questo evidenziare le voci di danno biologico e patrimoniale e sottrarre, solo da queste voci, gli importi corrispondenti alla rendita capitalizzata nel complesso percepita dall’attore, così verificando la sussistenza o meno di un danno differenziale da liquidare (cfr. da ultimo Trib. Vicenza, sez. lav., 04.01.07 n. 321; Trib. Bassano del Grappa, sez. lav., 24.01.06 n. 59; Trib. Rovereto, sez. lav., 10.05.05 n. 18 del 10.05.05; Trib. Milano, sez. II, 10.05.05 n. 5298) (4); si veda peraltro anche la sentenza 17407/16 della Cassazione civile  sul calcolo del danno differenziale.

***

Note:

(1) Tale differenza è evdidentemente motivata dalla diversità delle fattispecie che i due modelli sono chiamati a disciplinare: infatti le prestazioni erogate dall'Inail sono dovute in ragione del semplice verificarsi di un infortunio, mentre il risarcimento da responsabilità civile non solo presuppone il verificarsi dell'evento dannoso, ma anche la sua configurabilità come illecito, in quanto avvenuto a seguito di comportamento colposo del datore di lavoro o di un terzo.

(2) Si veda a tal proposito la Corte Costituzionale, 18 luglio 1991, sentenza n. 356.

(3) Sul punto in particolare si consideri quanto riportato nella sentenza del Tribunale di Camerino del 19 luglio 2006, redazione Giuffrè 2006;

(4) Trib. Biella, est. Eleonora Reggiani, n. 1473/03 R.G., 15.2.2008.

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