2 Dec 2016

Termine a difesa deve essere congruo (Cass. 51567/16)

Nicola Canestrini

Taggato: diritto di difesa

Il nuovo difensore d'ufficio o di fiducia nei casi di "rinunzia, revoca o incompatibilità" ha diritto ad un termine a difesa congruo, configurandosi altrimenti una nullità a regime intermedio in forza della norma generale posta dall’art. 178, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. (in quanto incide sull’assistenza dell’imputato) che dunque va eccepita immediatamente.

L''unica eccezione, di creazione giurisprudenziale, à qualora la relativa richiesta non risponda ad alcuna reale esigenza difensiva, bensì ci si trovi in presenza di un c.d. abuso delle facoltà processuali (per tale intendendosi l’utilizzo arbitrario di strumenti giuridici, tale da trasmodare in patologia processuale, dunque in abuso, in mero strumento di paralisi o di ritardo avente come scopo non la difesa nel processo, ma dal processo; ciò in contrasto e a pregiudizio dell’interesse obiettivo dell’ordinamento e di ciascuna delle parti a un giudizio equo celebrato in tempi ragionevoli).

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 15 novembre – 2 dicembre 2016, n. 51567

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza in data 18.12.2015, la Corte di appello di Firenze confermava la sentenza del Tribunale di Pisa del 19.2.2013, con la quale D.N. era stato riconosciuto colpevole del reato di cui all’art. 707 cod. pen. e condannato alla pena ritenuta di giustizia.
1.1. La Corte territoriale respingeva le censure mosse con l’atto d’appello, in punto di riconoscimento della responsabilità dell’imputato ed in punto di trattamento sanzionatorio con riguardo alla mancata concessione delle attenuanti generiche.
2. Avverso tale sentenza propone ricorso l’imputato, per mezzo del suo difensore di fiducia, sollevando i seguenti motivi di gravame:
2.1. violazione di legge, ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. c) in relazione all’art. 108 cod. proc. pen., per essere nulla l’ordinanza con la quale è stato concesso al difensore di ufficio un termine a difesa inferiore alle 24 ore.
2.2. violazione di legge, ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. c) in relazione
all’art. 108 cod. proc. pen., per essere nulla la sentenza per nullità derivata derivante dalla inadeguatezza del termine a difesa concesso.

Considerato in diritto

Il ricorso deve essere accolto.
1. In relazione al primo motivo di ricorso, relativo alla mancata concessione
del termine previsto dall’art. 108 cod.proc.pen., si evince dal verbale dell’udienza in data 18.12.2015 della Corte di appello di Firenze che, per l’imputato D.N. , sino a quel momento difeso dall’avvocato di fiducia Nicola Gribaldi, si presentava l’avv. Marco Meoli, depositando atto di
nomina a difensore, risalente al giorno precedente, con revoca di ogni altro patrocinio; alla richiesta del termine a difesa, attesa la rappresentata impossibilità di adeguata preparazione della stessa, il collegio di appello rispondeva concedendo un differimento di circa 40 minuti della trattazione effettiva del caso, attesa la non complessità del procedimento. L’avv. Meoli, pur dando corso al mandato ricevuto, eccepiva immediatamente la violazione delle garanzie difensive.
2. Osserva questo Collegio che l’art. 108 cod. proc. pen. prevede la concessione di un congruo termine a difesa, con riferimento alle situazioni di difensore nominato d’ufficio o di fiducia in sostituzione del precedente nei casi di "rinunzia, revoca o incompatibilità". La prescrizione non è espressamente accompagnata da una specifica sanzione di nullità in caso di sua violazione; ciò non di meno, l’eventuale violazione determina, secondo orientamenti consolidati, una nullità a regime intermedio in forza della norma generale posta dall’art. 178, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., in quanto incide sull’assistenza dell’imputato. Nel caso di specie, la relativa eccezione risulta tempestivamente sollevata.
Secondo gli insegnamenti delle SS.UU. di questa corte, cui il Collegio intende aderire (cfr. Sez. U, n. 155 del 29/09/2011, Rv. 251497), deve ritenersi che il diniego di termini a difesa, ovvero la concessione di termini ridotti rispetto a quelli previsti dall’art. 108, comma primo, cod. proc. pen., non integrino nullità qualora la relativa richiesta non risponda ad alcuna reale esigenza difensiva, bensì ci si trovi in presenza di un c.d. abuso delle facoltà processuali (per tale intendendosi l’utilizzo arbitrario di strumenti giuridici, tale da trasmodare in patologia processuale, dunque in abuso, in mero strumento di paralisi o di ritardo avente come scopo non la difesa nel processo, ma dal processo; ciò in contrasto e a pregiudizio dell’interesse obiettivo dell’ordinamento e di ciascuna delle parti a un giudizio equo celebrato in tempi ragionevoli).
Al di fuori di tali eccezionali casi, invece, il presidio garantista del termine a difesa, previsto dalla norma in questione, non pare invero revocabile in dubbio.
Nella vicenda di specie, a fronte di una nomina a difensore risalente ad un giorno prima dell’udienza (con le comprensibili esigenze di preparazione della difesa che comporta), nessuna strategia diretta ad abusare del processo è stata rilevata dalla Corte di appello, limitatasi ad assegnare un termine difforme dal dettato legislativo, palesemente del tutto incongruo rispetto alla adeguata preparazione di qualsiasi difesa, con il semplice richiamo alla non complessità del procedimento, per giunta in assenza di esplicitate ragione di urgenza (né all’epoca del giudizio di secondo grado la prescrizione poteva certo dirsi imminente).
3. Neppure la prevista ultrattività del precedente mandato difensivo (desumibile dal tenore dei commi 2 e 3 dell’art. 107 cod.proc.pen.) può rilevare nella fattispecie, attesa l’assenza del vecchio difensore fiduciario e la mancata nomina di sostituti dello stesso.
4. Dalle considerazioni che precedono deriva la nullità dell’ordinanza
dibattimentale che ha concesso al difensore di fiducia un termine non congruo per la preparazione del processo, oltre alla nullità derivata della sentenza impugnata; a tali dichiarazioni consegue il rinvio del processo ad altra sezione della Corte di appello di Firenze per nuovo giudizio.

P.Q.M.

annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Firenze per nuovo giudizio.

 

Recenti Pubblicazioni

Alcoltest corretto a mano: tutto regolare (Cass. 8060/17)

Alcoltest e correzioni a mano: le correzioni apportate a mano sugli scontrini, se valutate dal giudice, sono una mera irregolarità che non mette di per sè in dubbio la funzionalità dell’apparecchio o la riferibilità degli stessi al guidatore.

Elezione di domicilio comporta conoscenza del processo (Cass. 8460/17)

L'elezione di domicilio presso il difensore di ufficio con la disciplina dell'asssenza fonda una presunzione di conoscenza del processo, che legittima il giudice a concludere il processo anche con una sentenza di condanna idonea a passare in giudicato; nei limiti previsti dall’art. 625 ter, c.p.p., è onere del condananto di provare che il difetto di informazione non dipenda da una causa allo stesso imputato ascrivibile a titolo di colpa (imputato alloglotta che aveva eletto domicilio presso il difensorei di ufficio).

Borsa dell'avvocato è intoccabile .. o quasi (Cass. 8031/17)

La borsa professionale dell'avvocato costituisce una sorta di "proiezione spaziale" di un ufficio legale, con la conseguenza che devono osservarsi, nel sottoporla a perquisizione, le garanzie previste dall’art. 103 c.p.p. per i locali degli uffici dei difensori (essenzialmente apprestate in funzione di garanzia del diritto di difesa dell’imputato); dette garanzie non operano peraltro quando lo stesso difensore perquisito è indagato.

Phishing e responsabilità della banca (Cass. 2950/17)

In caso di truffa telematica – cosiddetto Phishing – ai danni di un correntista, spetta alla banca dimostrare di aver fatto tutto il possibile, secondo il criterio della diligenza professionale, per scongiurare la frode servendosi di un sistema informatico adeguato ai rischi (Bancoposta).

Negata estradizione esecutiva verso la Turchia di un curdo (CA Roma, 2/2016 estr.)

Non può esser accolta la richiesta di estradizione della Turchia di un condannato di etnia curda perchè non è garantito il rispetto dei diritti fondamentali.

Quantità non esclude uso personale (Cass. 1081/17)

Quantità e dosi ricavabili non bastano per una condanna di detenzione a fini di spaccio.