Home
Lo studio
Risorse
Contatti
Lo studio

Decisioni

Stupro? No, amante focoso. Italia condannata per pregiudizio di genere (Comitato CEDAW, 148/22)

20 giugno 2022, Comitato CEDAW

Con l'allegata decisione pubblicata il 18 luglio 2022 il Comitato CEDAW ha ritenuto violati gli articoli 2, 3, 5 e 15 della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW), da parte della magistratura italiana per una pronuncia emessa nei confronti di una donna che, già vittima di violenza domestica, aveva denunciato lo stupro dell’agente delle forze dell’ordine incaricato di svolgere indagini sull’ex marito.

(qui la decisione)

 

E’ la prima volta che il Comitato CEDAW (da ora in poi Comitato) si pronuncia su un caso italiano, rilevando come “stereotipi e pregiudizi di genere nel sistema giudiziario hanno conseguenze di vasta portata sul pieno godimento dei diritti umani da parte delle donne… distorcono le percezioni e portano decisioni basate su credenze di preconcetti piuttosto che su fatti rilevanti… Gli stereotipi influiscono anche sulla credibilità delle voci, delle argomentazioni e delle testimonianze delle donne come parti e testimoni. Questi stereotipi possono indurre i giudici a interpretare o applicare in modo errato le leggi”. Con specifico riferimento all’ambito del diritto penale gli stereotipi fanno sì che “i colpevoli non vengano ritenuti legalmente responsabili per le violazioni dei diritti delle donne, sostenendo così una cultura dell’impunità. In tutti i settori del diritto, gli stereotipi compromettono l’imparzialità e l’integrità del sistema giudiziario e possono, a loro volta, portare a errori giudiziari compresi la rivittimizzazione dei denuncianti” (par. 7.5) 

Con la pronuncia F. C. contro Italia (148/2019) del 20 giugno 2022 il Comitato CEDAW ha rilevato che, a seguito della condanna di un Tribunale, l’assoluzione di C.C. era stata adottata in base “a percezioni distorte, credenze e miti preconcetti piuttosto che su fatti, che hanno indotto la Corte di appello e la Corte di cassazione a interpretare e applicare in modo errato le leggi, minando così l’imparzialità e l’integrità del sistema giudiziario e producendo l’errore giudiziario e la rivittimizzazione dell’autrice” (parr. 7.5 e 7.18). 

Questa è la seconda condanna di organismi internazionali in poco più di un anno  per l’uso di pregiudizi giudiziari nei reati di violenza maschile contro le donne da parte della magistratura italiana (si veda Corte EDU nel caso di J.L. contro Italia del 27 maggio 2021).