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.. e come si fa difendere i criminali?

5 Settembre 2011, Nicola Canestrini
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Nicola Pasotto (c)

E' una domanda che viene rivolta spesso all'avvocato penalista. 

La risposta - come spesso accade  - è complessa, e perdipiù dipende molto dalla sensibilità di ciascuno, ed è dunque impensabile spiegarlo in poche righe.

Qualche personalissimo spunto per una riflessione.

E' riconosciuto in sede sovranazionale che "tale è l'importanza annessa ai diritti della difesa in una società democratica, che il diritto ad una assistenza legale effettiva deve essere garantito in tutte le circostanze" (Corte europea dei diritti dell'Uomo, Grande Camera, 2 novembre 2010, Sakhnovskiy contro Russia); difendere un imputato non significa identificarsi con esso, "lawyers shall not be identified with their clients or their clients' causes as a result of discharging their functions" (United Nations Basic Principles on the Role of Lawyers, 1990).

Va anche ricordato che  le persecuzioni degli avvocati (nel mondo come in Italia) per aver assunto difese ritenute "sconvenienti" sono in aumento, non solo da parte di privati (non solo sui social), ma anche da parte delle autorità statali; ciò nonostante sia stato riconosciuto che "gli avvocati hanno un ruolo centrale nell'amministrazione della giustizia e nel mantenimento dello Stato di diritto. La libertà degli avvocati di esercitare la propria professione senza indebiti ostacoli è una componente essenziale di una società democratica e un prerequisito necessario per l'effettiva applicazione delle disposizioni della Convenzione, in particolare le garanzie di un equo processo e il diritto alla sicurezza personale. La persecuzione o le molestie nei confronti dei membri della professione legale colpisce quindi il cuore stesso del sistema della Convenzione europea per i diritti dell'Uomo. Per questo motivo, le accuse di tale persecuzione sotto qualsiasi forma, ma in particolare arresti e detenzioni su larga scala di avvocati e perquisizioni negli uffici degli avvocati, sono oggetto di un controllo particolarmente rigoroso da parte della Corte." (cfr. Corte Edu, Elci ed altri vs. Turchia, 2004).

Un avvocato penalista, non difende il crimine o il criminale, ma i diritti (di tutti).

La nostra Costituzione all'articolo 24, secondo comma, afferma in maniera perentoria che il diritto di difesa è un diritto inviolabile (un diritto umano o fondamentale, si direbbe oggi).

La nostra Corte Costituzionale ha evidenziato come la necessità di assicurare un diritto di difesa effettivo non possa essere sacrificata per esigenze di altra natura, che possono essere la speditezza o l'accelerazione del processo.

Merita peraltro di essere sottolineata, e lo fa lo stesso art. 24 della Costituzione, la stretta correlazione che sussiste tra esercizio del diritto di difesa e cosiddetta assistenza tecnica, nell'esercizio di questo diritto di difesa, e cioè la necessità che nell'esercitare le proprie ragioni in giudizio la parte sia sempre assistita da un avvocato di ufficio o di fiducia

Ed è talmente sensibile la nostra Carta costituzionale circa l'esigenza di assicurare una difesa tecnica in giudizio alle parti che lo stesso art. 24 impone allo Stato di prevedere per l'assistenza giudiziaria dei non abbienti, cioè delle persone economicamente svantaggiate, istituti che assicurino il patrocinio in giudizio a spese dello Stato

Del resto, la presunzione di innocenza impone di considerare innocenti gli accusati fino a condanna irrevocabile: come potrebbe dunque l'avvocato rifiutare una difesa sulla base solo dell'accusa (che è cosa diversa dalla sentenza)?

Ciascuno ha dunque il diritto ad essere difeso, nell'interesse della stessa collettività (che ripugna o dovrebbe ripugnare processi sommarie, caccia alle streghe, condanne emesse a poche ore dai fatti a mezzo stampa, ..) e per la piena attuazione dello Stato di diritto, presupposto di ogni società democratica.

Gli indifendibili non esistono, nell'interesse di tutte e tutti.