17 Oct 2011

"Stronzate" in una riunione è ingiuria (Cass., 37380/11)

Cassazione penale

Taggato: ingiuria, diritto di critica, libera manifestazione del pensiero

"Lei dice solo stronzate" durante una riunione scolastica lede l'onore e il decoro perchè tende non ad una critica aspra, ma a squalificare la persona. 

L’onore attiene alle qualità che concorrono a determinare il valore di un individuo, mentre il decoro concerne il rispetto o il riguardo di cui ciascun essere umano è comunque degno.

 

Cassazione Penale

Sez. V, sentenza 37380 del 17.10.2011


RITENUTO IN FATTO

Con la sentenza impugnata, in riforma della sentenza del Tribunale di Enna in data 21.6.2007, veniva assolto per insussistenza del fatto dall’imputazione del reato di cui all’art.594 cod. pen., contestato come commesso l’11.6.2002 nel corso di una riunione del consiglio di istituto della scuola professionale di Piazza —— della quale l’imputato era preside, rivolgendo al docente Speciale Yyyy la frase <lei dice solo stronzate > >.

Le conclusione assolutoria era assunta osservando che l’avverbio «solo» anteposto alla parola volgare non compariva nel verbale nella riunione e dello stesso racconto della persona offesa, e che di conseguenza la frase ne risultava indirizzata non al modo di essere di quest’ultima ma a quanto la stessa aveva argomentato nella specifica circostanza.

Il ricorrente deduce violazione di legge e contraddittorietà o illogicità della motivazione osservando che il termine stronzate, pur se privo dell’avverbio peraltro non escluso dallo stesso imputato, mantiene un significato offensivo soprattutto in quanto pronunciato in un consesso di educatori, e in quanto rivolto in presenza dei colleghi si riverbera necessariamente sul pensiero e quindi sul modo di essere della parte offesa, rivelando l’intenzione di umiliarla.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è fondato.

Pur non considerando l’avverbio la cui formulazione veniva ritenuta non provata dalla Corte territoriale, non è invero possibile valutare la portata offensiva del termine oggetto dell’imputazione, sotto il profilo della sua incidenza sulla persona del soggetto passivo piuttosto che sulla sola validità dell’opinione dallo stesso manifestata, in una prospettiva avulsa dal contesto nel quale l’espressione è pronunciata.

Dei beni che costituiscono l’oggetto giuridico del reato in discussione, l’onore attiene alle qualità che concorrono a determinare il valore di un individuo, mentre il decoro concerne il rispetto o il riguardo di cui ciascun essere umano è comunque degno (Sez. 5, n.34599 del 4.7.2008, imp. Camozzi, Rv.241346); il giudizio sulla lesione effettiva di detti beni non può pertanto prescindere dal considerare se, rispetto all’ambiente nel quale una determinata espressione è profferita, la stessa si limiti alla pur aspra critica di un’opinione non condivisa ovvero trasmodi nello squalificare la persona destinataria rispetto ai profili appena indicati.

Nel caso in esame, la collocazione dell’episodio in una riunione di docenti di un istituto scolastico, lo svolgimento dello stesso in presenza di colleghi quotidianamente impegnati in un’attività professionale comune a quella del soggetto passivo e la provenienza dell’espressione contestata da un immediato superiore di quest’ultimo sono elementi sicuramente rilevanti nel definire l’incidenza lesiva della condotta, e la cui portata doveva pertanto essere esaminata ai fini di un compiuto giudizio sull’esistenza o meno di un pregiudizio per l’onore e il decoro della parte offesa nel proprio ambiente lavorativo ed umano.

La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello di Caltanissetta per un nuovo esame che tenga conto degli aspetti motivazionali appena indicati.

P. Q. M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame ad altra Sezione della Corte d’Appello di Caltanissetta.

Così deciso in Roma il 13.7.2011

Il Presidente

Il Consigliere estensore

 

Recenti Pubblicazioni

Italia condannata per violenza della polizia (Corte EDU, 21759/15)

Le persone sottoposte a fermo di polizia o che sono semplicemente condotte o invitate a presentarsi a un posto di polizia al fine dell’identificazione o dell’interrogatorio, e ,più in generale, tutte le persone sottoposte al controllo della polizia o di un'analoga autorità, si trovano in una situazione di vulnerabilità e le autorità hanno conseguentemente il dovere di proteggerle.

Indagato alloglotta: onere della prova (Cass. 33802/17)

Il giudice cautelare deve motivare con elementi specifici e correlati alla comune esperienza in ordine all'acquisita conoscenza della lingua italiana da parte di chi non l'ha avuta come madrelingua e, a fronte di circostanze non certo deponenti a favore della conoscenza da parte dell'indagato della lingua italiana non può replicare con mere asserzioni apodittiche, senza attestare di aver effettuato alcun accertamento.

Criticare il proprio difensore è reato? (Cass. 44917/17)

Il limite immanente all’esercizio del diritto di critica è essenzialmente quello del rispetto della dignità altrui, non potendo lo stesso costituire mera occasione per gratuiti attacchi alla persona ed arbitrarie aggressioni al suo patrimonio morale, anche mediante l’utilizzo di "argumenta ad hominem".

Cotivazione di marijuana è reato (Cass. 43849/17)

Coltivare 40 piante di marijuana contenenti 8,960 di THC puro (358 dosi singole) è reato.

Non esiste un diritto all'arma (CdS, 4334/17)

L'autorizzazione al possesso e al porto delle armi non integra un diritto all’arma, ma costituisce, infatti, il frutto di una valutazione discrezionale nella quale confluiscono sia la mancanza di requisiti negativi, sia la sussistenza di specifiche ragioni positive,

Rifiuto di farsi identificare (Cass., 42808/17)

Il rifiuto di consegnare il documento di riconoscimento al pubblico ufficiale integra il reato di cui agli artt. 4 T.U.L.P.S. e 294 del relativo regolamento, non già il rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità personale, sanzionato invece dall'art. 651 c.p.: peraltro, la norma richiede che il pubblico ufficiale eserciti in concreto le pubbliche funzione al momento della richiesta.